Con una data di uscita già fissata sia per il Giappone (21 Novembre) che per il Nord America (12 Dicembre), Scarlet è l’unico film di animazione presente all’82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Il film è prodotto dallo Studio Chizu e da Sony Pictures Classics e diretto da Mamoru Hosoda. Scarlet, il cui titolo originale è Hateshi naki Scarlet (Scarlet eterna, N.d.A.), tratta di temi universali che trascendono lo spazio ed il tempo.
Cosa si narrerebbe senza Shakespeare?
La risposta più ovvia a questa domanda sarebbe un semplice “niente”. Shakespeare è tra quegli autori alla base della narrazione. I suoi temi, ma anche gli archetipi dei suoi personaggi, trascendono lo spazio, il tempo e le culture mondiali, come nel caso di Scarlet.
Una principessa ossessionata dalla vendetta il cui unico scopo nella vita diviene uccidere lo zio colpevole di averle portato via l’adorato padre.
Scarlet è un adattamento dell’Amleto in chiave femminile che non nasconde la strizzata d’occhio al Macbeth.
Sullo schermo Scarlet appare stilisticamente interessante e, a tratti, ricorda l’animazione dei primi anni del Duemila. Un 2D che non disdegna richiami alla CGI così cara alle produzioni occidentali.
La dualità alla base della condizione umana
Scarlet tratta di temi quanto mai attuali. Vita e morte. Amore e odio. Vendetta e perdono. Passato e presente e la difficoltà di appartenete ad un luogo da chiamare casa.
Centrali nel film sono il dubbio e la paura.
Possono gli errori commessi nel passato, anche distante, influire sul futuro? La violenza è una cosa innata nell’uomo, o qualcosa che si impara dalla storia e che arriva fino a noi come eredità?
In una società che ha fatto del nichilismo il suo credo, esiste ancora la paura di essere dimenticati, di trasformarsi in nulla. Il tema dell’eternità viene presentato allo spettatore tramite i personaggi principali – Scarlet e Hijiri – che si incontrano e si scontrano in una sorta di limbo dove tutti devono passare al termine della propria vita terrena.

Un non-luogo che unisce secoli e culture, ma dove tutti devono venire a patti con quello che hanno lasciato e l’incertezza di quello che li attende.
Non è un caso che un luogo del genere riporti alla mente il limbo dantesco. Soprattutto in una mostra in cui Dante è stato citato da molti e compreso da pochi…
Passato e presente: una connessione più profonda di quanto si immagini
Scarlet, distrutta dall’assassinio del padre per mano dello zio, comincia un cammino che la porterà vicino alla distruzione.
Mentre Claudio sposa Gertrude e comincia guerre senza senso ai danni dei regni vicini Scarlet assiste, impotente, alla sofferenza del suo popolo.
Lascia che il desiderio di vendetta la consumi e la distragga dai valori che il padre aveva cercato di trasmetterle. Impara a combattere ma si dimentica come si fa ad ascoltare la voce del popolo. Chiusa nelle sue stanza è distante dalle loro sofferenza tanto quanto Claudio che ne è la causa.
Come il padre crede che l’onore sia la cosa più importante e non si rende conto di essere pedina in un gioco del quale non conosce le regole, fino al momento in cui Claudio e Gertrude la avvelenano.
È così che Scarlet mostra il viaggio nell’aldilà della protagonista, ancora accecata dal desiderio di vendetta che non è riuscita a sedare in vita.
Sola, questa volta fisicamente oltre che psicologicamente, Scarlet incarna il viaggio che tutti noi siamo chiamati a compiere, quello della vita, fino alla sua innegabile conclusione.
Passato e presente si incontrano in questo luogo dove il futuro non esiste. Scarlet, una principessa del Seicento incontra Hijiri. Questi è un infermiere dei tempi moderni che nega di essere morto, ma non per questo smette di aiutare, come può, le anime che incontra.
Incarnano due opposti. Il bisogno di vendetta e il desiderio di perdonare. La violenza cieca del passato e la moderna aspirazione alla pace. Ma è davvero così?
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Sarebbe troppo semplice addossare tutta la colpa della violenza che ancora avvelena i nostri tempi al passato.
Se si può parlare di errori commessi nel passato e di guerre che ad oggi non sarebbero mai cominciate, almeno formalmente, non sarebbe anche legittimo chiedersi come, nonostante gli avanzamenti tecnologici e filosofici fatti nei secoli, ancora oggi il mondo non conosca la parola pace?
Scarlet porta lo spettatore a porsi delle domande che non sono facili. In un gioco di equivoci e non detti, anche se il plot twist maggiore del film è telegrafato, ci si trova a domandarsi cosa succederebbe se fosse possibile cambiare il passato.
Cosa succederebbe se una persona nata nel passato potesse incontrare qualcuno proveniente dal futuro senza la paura di infrangere tutte quelle regole che la fantascienza e la fisica ci hanno instillato?
Hijiri cerca di insegnare a Scarlet quello che il credo buddista e l’esperienza di tutti i giorni gli hanno insegnato. Mostrandole una strada che Scarlet crede di aver perduto molto tempo fa, Hijiri cerca di scalfire, pezzo per pezzo, quell’armatura che Scarlet indossa non solo letteralmente ma anche metaforicamente.
Hijiri che non crede di essere morto, Scarlet che crede di essere morta da secoli e che ancora non riesce a lasciare andare l’odio che l’ha sostenuta fino a questo fatidico incontro. Due facce della stessa medaglia, che avrebbero potuto conoscersi e, perché no, anche amarsi, se le loro vite fossero state diverse e fossero nati nello stesso periodo storico.
Liberarsi del proprio passato per essere finalmente liberi di vivere il presente
Qualunque esso sia, e dovunque ci porti, Scarlet insiste su un punto ben preciso. Sebbene il passato non possa essere cambiato, si può cambiare quello che si è diventati, senza però tradire ciò che eravamo chiamati ad essere.
Hijiri è un infermiere, ferito sul lavoro, ma anche sul campo di battaglia, circondato da nemici numerosi, si ferma per soccorrere i feriti.
Scarlet era nata per essere una principessa e guidare il suo popolo in tempi di pace. Si trova però ad essere una guerriera spinta solo dalla brama di fermare suo zio ed impedirgli di raggiungere l’eternità.
Questa figura di donna guerriera non è la vera lei. Se Scarlet non riuscirà a ritrovare se stessa allora tutto sarà davvero perduto. Soprattutto quello che rimane di suo padre, nelle vesti della regina che aveva cercato di istruire, sarà dimenticato.
Solo quando si trova faccia a faccia con Claudio, Scarlet capisce che Hijiri altro non è se non la voce che l’amato padre ha assunto per farle comprendere la follia della strada intrapresa.
Scarlet si conclude con un atto di perdono. Sebbene la principessa non possa dimenticare quello che le è stato fatto e che le è stato tolto, decide di non uccidere Claudio, di non condannarlo a diventare nulla. Sarà la follia dell’uomo a decidere del suo destino.
Scarlet Un epilogo agrodolce
Scarlet finisce in maniera agrodolce. Da una parte lo spettatore, adesso in grado di empatizzare con lei, si aspetta di vederla raggiungere l’eternità con Hijiri. Però, chi ha visto abbastanza anime, sa che sarebbe una fine scontata per un racconto senza tempo.
Dunque non sorprende del tutto scoprire che è Scarlet a non essere davvero morta. Alla fine del suo viaggio nell’oltretomba, per ritrovare la sua vera se stessa e purgare il suo spirito dall’odio instillato da Claudio, Scarlet torna al suo regno, pronta ad essere la regina che il polo merita.
Scarlet – Conclusioni
Un film che non aggiunge e non toglie niente alla narrazione già presente sul tema. Esteticamente interessante, ha rimandi importanti a opere conosciute. Un prodotto di intrattenimento senza infamia e senza lode che merita un 6!
Non fa strappare i capelli e gridare al capolavoro, ma è godibile!
Dunque se siete interessati, potete aspettare e vedere quale piattaforma streaming se lo accaparrerà in futuro…