Anche quest’anno il Lido di Venezia accoglie Luca Guadagnino alla 82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. A differenza di quanto successo l’anno scorso con Queer, che ricevette un’accoglienza non esattamente entusiasta, After the Hunt non è in concorso.
Altro anno, altro genere per questo regista eclettico, ma non sempre in grado di riprodurre la formula del successo.
After the Hunt è a metà strada tra il thriller psicologico e il film di denuncia, solo che non sa davvero cosa voglia denunciare.
Potrebbe essere lo spietato mondo delle università americane, dove il sogno di una cattedra può durare anche decenni per poi concludersi con un nulla di fatto. Potrebbe essere il fatto che nelle università i posti che contano sono quasi sempre in mano agli uomini, possibilmente bianchi. Oppure potrebbe essere la distanza generazionale che rende sempre più difficile per Millennials e Gen Z trovare un dialogo che possa portare ad una comprensione reciproca. Potrebbe, ma non lo sa con certezza neanche lui.
È indubbio che After the Hunt metta troppa carne al fuoco, strizzando l’occhio alla cultura Woke, al movimento Me too e anche alla Cancel culture. Ma è altrettanto indubbio che risulti un film coraggioso non tanto per le tematiche trattate, ma per le scelte fatte.
Dalla lotta di classe alla lotta per l’inclusività il passo è breve. O almeno dovrebbe esserlo, se non si dovesse passare il proprio tempo a cercare di non offendere nessuno. Soprattutto quelli che fanno gli offesi di professione…
After the Hunt: Un gioco di specchi
Not everything is supposed to make you comfortable.
Siamo a Yale. Alma e Hank – Julia Roberts e Andrew Garfield – sono colleghi, amici, complici e anche in competizione per un’ambita cattedra. La complicità tra loro è tale e tanta che potrebbe portare lo spettatore a pensare che tra i due potrebbe esserci una relazione clandestina.
Nulla di così scontato. O meglio, nel film tutto è scontato, ma non questo.
Entra in scena Maggie (Ayo Adebiri ) studentessa di colore, prossima alla discussione della tesi. Cerca di difendere il proprio posto nell’olimpo delle università con le unghie e con i denti. Attenta, devota, studiosa, sembra un copione già visto, una storia già letta e vista.
Il patriarcato contro l’esponente della minoranza. Maggie non è solo di colore, ma anche lesbica e si accompagna ad una persona i cui pronomi sono They/Them.
Intorno a questo triangolo si muovono studenti e professori, in un confronto generazionale che sembra senza tempo e senza soluzione. Un passaggio di testimone tra coloro che le proteste le hanno fatte negli anni Sessanta e Settanta, durante la prima ondata di radicalizzazione e coloro che le proteste le fanno adesso.
Il personaggio di Garfield e quello della Roberts sono uno il riflesso dell’altro. Per tutto il film si inseguono, si scontrano, si allontanano per ritrovarsi solo per un istante. Al terzo vertice del triangolo Maggie accusa Hank di averla molestata e si confessa con Alma, la sua mentore. In un’evidente citazione di Eva contro Eva, lei vorrebbe proprio essere il personaggio interpretato dalla Roberts.
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Lui lo ha detto, lei lo ha detto
Ci sono solo parole, accuse, comportamenti fraintendibili, ma di fatto non c’è altro. Sullo schermo non si vede niente. Maggie non ha prove che sia successo qualcosa. Gli studenti si schierano con Maggie, ma dove sono le prove?
La verità diviene soggettiva, come troppo spesso succede anche nella realtà, e dove quello che viene percepito non sempre combacia con i fatti.
Una cortina di fumo che confonde lo spettatore, ma che non vuole davvero fugare il dubbio che si insinua nella mente dello spettatore.

Un film coraggioso
È nel momento in cui ci si rende conto che il dubbio non verrà mai fugato che After the Hunt diviene coraggioso. Il film punta infatti il dito contro la pericolosità delle nuova tendenza a dare sempre ragione alle voci e alle emozioni. I fatti, purtroppo, divengono secondari…
Come il fatto che la tesi di Maggie sia un chiaro plagio e che Hank lo avesse scoperto. Maggie che è di colore e dunque fa parte di una minoranza, ma che al contempo è figlia di una famiglia che ogni anno devolve milioni all’università.
Ecco che la linea tra privilegi sociali, razziali e di genere diviene per lo meno labile. Soprattutto alla luce della scoperta che Hank viene da una famiglia povera e che ha dovuto lottare per ogni tassello che ha composto la sua carriera fino ad adesso.
Le parti sembrano invertite, ma il giudizio è già stato emesso.
Hank viene licenziato. Prima delle indagini, prima di un’eventuale denuncia. Prima che una giuria di pari possa arrivare a discutere il suo caso è la giuria dei social che lo condanna, senza possibilità di appello.
Essere stronzi non può essere solo una questione razziale e di genere. È un tratto che travalica i confini dati dalle etichette e dai nomi che ci rinchiudono in tante scatole sigillate dalle quali si fa sempre più fatica ad uscire. Tutti possono esserlo. Tutti tendono ad esserlo. È un tratto comune all’intera razza umana.

La rilevanza dei personaggi secondari
Sul palcoscenico di questa tragedia che si consuma sotto gli occhi degli spettatori – bagnati come pulcini a causa di un’improvvisa burrasca – si muovono personaggi di supporto che rendono la storia viva.
After the Hunt non sembra soffermarsi sulla storia di Hank, che scompare dallo schermo, ma su quello che ha portato a questo momento e soprattutto sul passato di Alma che nasconde un segreto dal quale scaturisce tutto.
Il marito di Alma, psicanalista con la passione per la cucina, che la aspetta alzato anche quando lei fa tardi per via del lavoro. Lui, che deve ricorrere ai film porno per ottenere una pallida imitazione di quello che Alma non è in grado di dargli, sta ai margini della storia raccontata.
Entra nelle inquadrature in silenzio, quasi come se si trovasse lì per caso, non si intromette nella vita della moglie se non per prendersene cura. Maggie però invade la sua cucina con la sua presenza, irrompendo sulle note di una musica troppo alta. Allora lo vediamo entrare ed uscire dalla stanza con fare insistente, a mostrare quanto la presenza di Maggie lo irriti, seguito dalla macchina che non lo lascia andare e non perde uno solo dei tanti gesti che indicano le sue vere emozioni.
È il primo a capire davvero Maggie e quanto sia pericolosa e intrigante. La incalza sulla tesi, fa domande scomode, solo per mostrare ad Alma, e attraverso i suoi occhi allo spettatore, che non tutto quello che è stato detto è dimostrabile. Esistono più punti di vista e che la vita, così come gli eventi che la compongono, non possono essere visti solo in bianco e nero.
È tramite il suo punto di vista che ci rendiamo conto che Maggie ha reso Alma il suo idolo. Che non solo vuole essere come lei, ma che vuole lei e dunque tende a cercare di allontanare tutti gli uomini importanti nella sua vita.
After the Hunt: Conclusioni
Nonostante alcune debolezze di sceneggiatura abbastanza evidenti, tra cui “l’incidente di partenza” che dà il via alla narrazione e il modo banale in cui anche Alma perde per anni la possibilità di avere la cattedra che tanto vuole, After the Hunt è pienamente sufficiente. Forse uno dei migliori film diretti da Guadagnino fino a questo momento.